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E non si diventa…”
Quando ero una bambina avevo paura di te. E io non ho mai avuto paura di nessuno. Nessuno.
Ma di te si, ed anche se sono cresciuta il timore si e solo affievolito, diventando reverenziale. La tua libertà assoluta, perché accettare un favore vuole dire perderla; il tuo sapere, non solo su questa città ma sul mondo intero mi hanno sempre affascinato. E anche questa volta non sei stato da meno. La tua burbera parlata,gli accenti diversi, le tue battute sempre un pò più vicine al limite di quanto si possa cogliere, il tuo acume, e la tua visione veritiera e spregiudicata di questo mondo malato mi ha come sempre aiutata. Come solo la verità sa fare. Nuda e cruda.
La macchina sembra la stessa, anche se è diversa ed anche se non ha un milione di km ma solo mezzo ha la stessa andatura molle e protettiva. Mi sembra di vedere sul sedile davanti R. con i capelli lunghi e il piccolo T. sdentato e con il codino. Nulla sembra alterato nel tuo mondo, come se la machina racchiudesse dentro di se tutta la storia della città stessa nella quale naviga come una grande balena lenta e molle.
Si parte… Prima ci sono i ponti e poi la casa dei graffiti della mia infanzia, con appiccicato il ricordo intenso di paura e di pericolo che all’epoca avevo sentito. Invece ora che sono diventa grande mi hai permesso di scendere dalla balena calda di sole estivo per avventurarmi da sola, armata solo di curiosità e di macchina foto, attraverso la scoperta dei colori violenti dei suoi graffiti.
Altri ponti, altre scoperte, e via verso Astoria, per mangiare in un Diner di quelli veri, omelette per me e club sandwich per te. Si parla di violenza, della guerra, ma anche d’amore e di come sia difficile costruirlo e di come tutto passi in fretta, anche se si pensava che non fosse stato così all’inizio.
Poi di nuovo i viali enormi, i passaggi sotto i ponti il rumore di una città diversa in tutte e cinque le sue atipiche parti. E finalmente siamo a casa tua, nel Bronx dove tu ti muovi come a casa, dove tutto ti è famigliare e dove tutti ti sorridono.
La nostra atipica e famigliare coppia va a fare la spesa. Nel supermercato si sovrappongono tutte le diversità uniche di questo quartiere. Una mamma che parla spagnolo ad una bambina riccioluta, una signora in hijab trapuntato d’oro, le commesse che parlano italiano e la naturalezza dell’intersezione. Quando usciamo mi fai una foto su un cavallo meccanico per bambini, e mi ricordi immancabilmente i tempi in cui sarebbe stato un gioco dovuto anche se forse non apprezzato come lo è stato oggi.
Ci infiliamo di straforo in una chiesa, e mentre guardiamo le bambine gorde emozionate in abiti bianchi da cresima parliamo di religione e della forza che ha avuto nelle nostre rispettive vite.
E poi via a bordo della balena fino dove finisce la magia, verso il covo della tua banda di motociclisti preferiti. La casa dove sono è decorata con i graffiti dedicati ai loro morti, sono lapidi ed ognuna di esse racconta la storia si una morte, e di una guerra. Qui la guerra c’e sempre, anche oggi, ma in un pomeriggio assolato di maggio non si sente quasi. Ma i giubbotti, le insegne della banda, i tatuaggi … tutto ricorda quei tempi andati o forse sempre molto attuali. Ma loro sono tuoi amici ed è incredibile vedere come delle persone dall’aria così cattiva ti accolgano con il calore che si riserva ad un famigliare benvoluto ed amato. La loro incredibile e pura educazione mi apre il cuore, e tra le risate le foto sono facili ed immediate. Penso che la vera famiglia sia quella che ci scegliamo durante la nostra vita, e le loro moto, i loro sorrisi, la loro benevolenza verso di te ed anche verso di me lo confermano una volta di più.
La balena ci accoglie di nuovo, e passiamo attraverso delle strade quasi abbandonate, con case che sono state bruciate o semplicemente distrutte dalla vita difficile di questo quartiere. Dopo il gran Canyon di New York, ci fermiamo in un piazzale da sparatoria ed è vero sono brividi quelli che sento lungo la schiena.
L’ultima tappa è un piccolo caffè nel south Bronx. Qui pochi anni fa c’è stata una bonifica degli immobili e sembrava che tutto potesse rinascere. Ma è durato poco. Questo posto nuovo, nato sulle ceneri della distruzione ti incuriosisce e decidiamo di fermarci per fare scouting per i tuoi futuri clienti. L’interno è accogliente e moderno e dopo una meritata merenda condita con discussioni su carte e stampanti ripartiamo a bordo della balena per tornare a casa.
Questa sera, scrivendo queste parole, che tu vedrai rigorosamente stampate e non on line, mi sono commossa. E stato bello vedere con i tuoi occhi questa misteriosa città, rivivere ricordi d’infanzia e di scoperta e riscoprire, ancora una volta, quanto sia complessa, variegata e reale questa immensa città. E anche se non devo dirtelo… Grazie … Dott.M.
La tua Tremenda.
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Cara L.,
Ti ho incontrata in un’epoca lontana. Nella quale eravamo bambine curiose. Grazie a te ho scoperto che gli asini volano, che i coriandoli sono vivie che lavorare la notte ha il suo perchè. Siamo state unite da questa città difficile, che ti drena ma che ti da anche moltissimo.
Questa sera sei diventata grande. Non che tu non lo fossi già, ma ora sei completa. Le tue opere deperiscono e si distruggono, il tempo lacera e modifica, ma tu sei come uno dei tuoi libri… dalla scorza dura ma dal cuore tenero come le immagini che hai nascosto al loro interno.
Grazie.
La tua Dromomaniaca.
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